L’affresco ritrovato al piano nobile dell’antica abitazione, poco lontano dalla scala che porta ai piani superiori.
Si tratta di un fregio che decorava a circa metà altezza tutto il perimetro della sala, dai frammenti ancora visibili in tre lati – parete nord ovest, sud ovest e sud est –
Durante la prima fase dei lavori di restauro, in concomitanza con il restauro architettonico e strutturale dell’edificio si sono ritrovati altri affreschi che ripetono il linguaggio espressivo dei dipinti nella sala affrescata. Si tratta dello stesso ciclo di affreschi, in continuità sia dal punto di vista stilistico sia dalla posizione dei diversi frammenti: si trovano infatti alla stessa altezza, in prossimità delle lunette nel solaio del corridoio. Sicuramente alcuni frammenti sono andati persi in seguito alle massicce demolizioni e alle numerose opere di restauro poco conservative che l’edificio subì durante il corso dei secoli, quando la necessità principale non era sicuramente salvaguardare un pregiato ciclo pittorico ma far posto a nuove aule scolastiche. Da questa prima analisi è facile dedurre a questo punto che il fregio girava su tutti quattro i lati di una grande sala che, prima delle numerose demolizioni, comprendeva anche parte dell’attuale corridoio.
Nella sala, la parte meglio conservata è lungo il lato nord-ovest. Il fregio racconta, diviso in varie parti, una veduta paesaggistica di una città, una scena marittima con imbarcazioni tipiche di quel periodo e una pianta di città cinta da mura, particolare per i suoi minuziosi dettagli e per la prospettica veduta a volo d’uccello.
Ogni scena è intervallata da una ricca scelta di temi figurativi tipici dell’ultima maniera cinquecentesca: putti, vasi decorati, teste leonine, elementi architettonici, cornici e cariatidi che ci fanno pensare a uno sviluppo in altezza almeno del doppio considerato che sono conservate solo la metà inferiore delle figure.
Evidente è il legame con l’arte della decorazione di maioliche nei vasi che fungono da piedistallo alle cariatidi, così come altri elementi tipici del manierismo metaurense, come le teste leonine e le capigliature finemente decorate. I visi femminili di chiara matrice classica sono molto vicini stilisticamente alle sibille della Sala Paolina di Castel Sant’Angelo di Pierin Del Vaga e dell’Episcopi, sia per i tratti raffinati ed eleganti, di derivazione classica, sia per la cura descrittiva delle capigliature impreziosite da monili e pietre preziose.
Un ulteriore parallelismo con la stessa scuola spicca dal cornicione decorato a foglie che separa il piano dell’osservatore da quello illusionistico delle vedute paesaggistiche. Nonostante sia meno definito nei particolari richiama in qualche modo la cornice dello Stemma di Guidobaldo II Della Rovere di Taddeo Zuccari.
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Nella Sala degli Affreschi che si trova al piano nobile dell’antica abitazione, poco lontano dalla scala che porta ai piani superiori, viene conservato un fregio che decorava a circa metà altezza tutto il perimetro della sala, dai frammenti ancora visibili in tre lati – parete nord ovest, sud ovest e sud est ..
Durante la prima fase dei lavori di restauro, in concomitanza con il restauro architettonico e strutturale dell’edificio si sono ritrovati altri affreschi che ripetono il linguaggio espressivo dei dipinti nella sala affrescata. Si tratta dello stesso ciclo di affreschi, in continuità sia dal punto di vista stilistico sia dalla posizione dei diversi frammenti: si trovano infatti alla stessa altezza, in prossimità delle lunette nel solaio del corridoio. Sicuramente alcuni frammenti sono andati persi in seguito alle massicce demolizioni e alle numerose opere di restauro poco conservative che l’edificio subì durante il corso dei secoli, quando la necessità principale non era sicuramente salvaguardare un pregiato ciclo pittorico ma far posto a nuove aule scolastiche. Da questa prima analisi è facile dedurre a questo punto che il fregio girava su tutti quattro i lati di una grande sala che, prima delle numerose demolizioni, comprendeva anche parte dell’attuale corridoio.
Nella sala, la parte meglio conservata è lungo il lato nord-ovest. Il fregio racconta, diviso in varie parti, una veduta paesaggistica di una città, una scena marittima con imbarcazioni tipiche di quel periodo e una pianta di città cinta da mura, particolare per i suoi minuziosi dettagli e per la prospettica veduta a volo d’uccello.
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Ogni scena è intervallata da una ricca scelta di temi figurativi tipici dell’ultima maniera cinquecentesca: putti, vasi decorati, teste leonine, elementi architettonici, cornici e cariatidi che ci fanno pensare a uno sviluppo in altezza almeno del doppio considerato che sono conservate solo la metà inferiore delle figure.
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Evidente è il legame con l’arte della decorazione di maioliche nei vasi che fungono da piedistallo alle cariatidi, così come altri elementi tipici del manierismo metaurense, come le teste leonine e le capigliature finemente decorate. I visi femminili di chiara matrice classica sono molto vicini stilisticamente alle sibille della Sala Paolina di Castel Sant’Angelo di Pierin Del Vaga e dell’Episcopi, sia per i tratti raffinati ed eleganti, di derivazione classica, sia per la cura descrittiva delle capigliature impreziosite da monili e pietre preziose.
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Un ulteriore parallelismo con la stessa scuola spicca dal cornicione decorato a foglie che separa il piano dell’osservatore da quello illusionistico delle vedute paesaggistiche. Nonostante sia meno definito nei particolari richiama in qualche modo la cornice dello Stemma di Guidobaldo II Della Rovere di Taddeo Zuccari.



